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I grassi vegetali idrogenati negli alimenti

I grassi vegetali idrogenati negli alimenti
I grassi vegetali idrogenati rappresentano un pericolo per la salute di cuore e circolazione.
 
Non tutti i grassi fanno male. I lipidi, infatti, proprio perché sono costituenti delle cellule dell’organismo e sottendono ad importanti reazioni chimiche senza le quali il corpo non potrebbe sopravvivere, non devono essere eliminati dalla dieta, ma assunti con moderazione prestando particolare attenzione alla loro qualità.
 
Sì, perché i grassi non sono tutti uguali. Ci sono quelli “buoni”, tradizionalmente quelli vegetali polinsaturi, tra questi l’olio extravergine d’oliva ne è l'esempio migliore. Ci sono poi quelli “cattivi”, come quelli animali, saturi, come il burro.
 
Tuttavia, una demonizzazione e una categorizzazione assoluta è errata, poiché tutti gli alimenti contengono nutrienti utili. Bisogna solo considerarne in maniera appropriata dosi e qualità.
 
Ad esempio, anche tra i grassi vegetali ne esistono tipi lungi dall’essere salutari. Si tratta dei grassi vegetali idrogenati, detti “trans”. Sono grassi di origine vegetale trattati industrialmente per conferire uno specifico grado di solidità, utile in alcune preparazioni alimentari, specialmente in pasticceria e per la realizzazione di creme spalmabili.
 
Ma qual è la massima quantità di grassi trans che si possono mangiare? L'American Heart Association, raccomanda di non assumerne più di 1 grammo al giorno. Per tentare di attenersi a queste indicazioni, basta seguire alcuni semplici “regole” quotidiane: limitare i fritti, i dolci di pasticceria e le creme spalmabili.
 
Uno strumento molto utile ma spesso non utilizzato adeguatamente per comprendere e cosa portiamo sulla nostra tavola sono le etichette degli ingredienti dei prodotti che acquistiamo. Per legge, infatti, devono indicare la quantità e la tipologia di grassi contenuti.
 
Fonte: Congresso American Heart Association, 2009