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Bambini e intolleranze alimentari *

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Come possiamo sospettare che un bambino abbia un’allergia alimentare? Il sospetto di solito nasce dai genitori. I genitori che vedono il bambino grattarsi, che lo vedono innervosito, che gli vedono delle macchie sulla pelle oppure che vedono che quando mangia un alimento ha delle reazioni immediate di vomito e di diarrea o di gonfiore.

Allora vanno dal pediatra e il pediatra potrà avvalorare questo sospetto decidendo di proseguire, o meno, nelle indagini. Per fare questo il pediatra si dovrà avvalere della sua personale anamnesi e cioè della sua capacità di valutare i sintomi nella loro reale importanza.

Di solito il pediatra deciderà di procedere quando il bambino ha un’orticaria immediata dopo l’assunzione di un alimento e cioè si riempie di macchioline evanescenti, molto pruriginose. Quando il bambino ha una dermatite atopica e cioè è pieno di macchioline non evanescenti, persistenti, pruriginose e con pelle ispessita (l’orticaria al buio, se tocchi il bambino non la vedi con le mani, la dermatite atopica la vedi con le mani perché la pelle è diventata secca e screpolata).

Oppure il pediatra deciderà di procedere quando il bambino ha una reazione immediata di un alimento cioè mettendo per esempio in bocca il kiwi gli si gonfiano le labbra o vomita nei cinque minuti successivi alla sua assunzione o ha una diarrea molto profusa legata a quell’alimento, oppure il pediatra potrà anche percepire l’asma che è una componente importante delle reazioni allergiche alimentari spesso di difficile connessione.

E quando decide di procedere, il pediatra ha tre armi a sua disposizione sono: due test di sensibilizzazione e il test di scatenamento.

Per vedere se un bambino, con una sospetta allergia alimentare, ha gli anticorpi contro gli alimenti, i test di sensibilizzazione consistono: primo nel fare un test cutaneo: e allora chiederemo al bambino di mettere le braccine sul lettino, metteremo delle gocce di alimento le sfioreremo con una puntina senza fare male al bambino e nel giro di un quarto d’ora sapremo, a seconda di quale goccia abbia determinato la reazione allergica, qual è l’alimento al quale il bambino è sensibilizzato.

Secondo, se persistono dubbi, oppure se si vuole fare un approfondimento, o se non si può fare un test cutaneo per vari motivi, un prelievo del sangue che va a cercare direttamente nel torrente circolatorio gli anticorpi e cioè i responsabili, le “pistole” che “sparano” in modo sbagliato contro quelli che in realtà sono degli “amici”.

L’allergia alimentare è sostanzialmente riconoscere come nemici delle sostanze che in realtà sono per l’organismo favorevoli.

Bene, allora se il bambino ha un test cutaneo positivo o un prelievo alimentare positivo per allergia, quel bambino è sensibilizzato.

Solo un bambino su due, di quelli sensibilizzati, in realtà è un allergico.

Ecco quindi il terzo test, il test di scatenamento/provocazione che vedrà il bambino impegnato nello stare un giorno in ospedale e vedersi somministrato l’alimento con una valutazione di quello che consegue alla sua somministrazione. Il bambino potrà aver i sintomi che abbiamo detto immediatamente dopo l’assunzione dell’alimento e questo confermerà la diagnosi.

Spesso questo test viene fatto contro placebo per evitare che vengano prese per allergie quelle che in realtà sono soltanto dei comportamenti del bambino e quindi, in un’altra giornata, verrà dato un alimento indistinguibile al quale mi aspetto che il bambino non reagirà.

Quando abbiamo completato questi test diagnostici il bambino sarà davvero un allergico alimentare. Allora vedremo nel prossimo pezzo come impostare la dieta per questo bambino.

*Il presente video rappresenta il parere dell'esperto coinvolto. Per informazioni ulteriori legate a casistiche particolari, è consigliabile attenersi al proprio medico di riferimento.